Sabato 24 novembre ore 21 (Abbonamento Turno “B”)
Domenica 25 novembre ore 16,30 (Abbonamento Turno “D”)
Mismaonda
Federico Buffa in:

A NIGHT IN KINSHASA. Muhammad Ali vs George Foreman.
Molto più di un incontro di boxe

di Federico Buffa e Maria Elisabetta Marelli

Regia di: Maria Elisabetta Marelli
Musiche di:  Alessandro Nidi

Musicisti:
Alessandro Nidi – pianoforte, pianoforte preparato
Sebastiano Nidi – percussioni
Sound design Matteo Milani
Regia del suono Massimo Bignotti
Video design Mikkel Garro Martinsen (Roof video design)

Produzione: Centro d’Arte Contemporanea Teatro Carcano

SPETTACOLO BUFFA KINSHASA

 

TRAMA – “Non ho niente contro i Viet Cong”. Sette parole che costarono al più grande pugile di tutti i tempi il titolo di campione del mondo, senza mai essere stato sconfitto. Dieci anni più tardi, nella notte più incredibile della storia dello sport, nel più improbabile degli scenari, la corona mondiale torna sulla testa di Muhammad Ali.

Nella stagione 2016-2017, Federico Buffa ha portato in scena al Garibaldi “Le olimpiadi del 1936”.

IL PROTAGONISTA – Federico Buffa (Milano, 28 luglio 1959) è un giornalista, e telecronista sportivo italiano. Oltre alla sua attività di telecronista di basket e commentatore sportivo, Buffa ha condotto alcune trasmissioni antologiche sempre a tema sportivo, nelle quali ha dimostrato – secondo Aldo Grasso – di “essere narratore straordinario, capace di fare vera cultura, cioè di stabilire collegamenti, creare connessioni, aprire digressioni” in possesso di uno stile avvolgente ed evocativo.

ALTRI DETTAGLI SULLO SPETTACOLO – ‘Da Louisville a Indianapolis a Cincinnati, percorrerò il Tenessee, la Florida e il Mississipi e mostrerò ai neri d’America che i loro antenati sono in Africa. Dio mi ha prescelto, la boxe è solo il mezzo con cui racconterò l’Africa alla mia gente, sono sicuro che non ne sanno niente, anch’io non ne sapevo niente. Sarò il ponte tra l’Africa e l’America. Devo battere George Foreman!’

Autunno del 1974, Kinshasa, Zaire.
Il dittatore Mobutu regala ai suoi sudditi il match di boxe del millennio per il titolo mondiale dei massimi, tra lo sfidante Muhammad Ali (Cassius Clay, prima della conversione all’Islam) e il detentore George Foreman. Ali ha 32 anni, l’altro 25. Sono entrambi neri afroamericani, ma per la gente di Mobutu, Ali è il nero d’Africa che torna dai suoi fratelli, George è un nero non ostile, complice dei bianchi. Tanta gente assedia lo stadio dove ci sarà il match e grida «Alì boma yé», Alì uccidilo.

“E’ un incontro epocale che va al di là della boxe, un incontro che parla di riscatto sociale, di pace, di diritti civili.
E nella consueta sinfonia di contraddizioni che è la storia di Muhammad Ali, il paradosso è che l’incontro simbolo della libertà, ha luogo in un paese oltraggiato prima dal colonialismo, poi da una dittatura che sarebbe durata trent’anni e poi ancora dalla guerra”.

Ali torna nella terra dei suoi avi, a riscoprire le sue origini.
‘Sono africano, l’Africa è la mia terra. Da lì veniamo’.
Sta nelle strade, va negli ospedali, incontra i bambini. Decide di poter trasmettere quello che ha visto ai neri d’America, agli emarginati, a quelli senza sussidi che non hanno coscienza di se stessi. Vuole stare in mezzo ai drogati, ai disperati, alle prostitute. Questo racconta ai giornalisti”.

E da lì parte il racconto di FEDERICO BUFFA, giornalista sportivo che si è imposto all’attenzione del pubblico per la straordinaria capacità di raccontare le storie dei campioni e degli eventi sportivi.

Un narrazione sincopata, tenuta “sulle corde” da una serrata partitura musicale scritta ed eseguita al pianoforte da Alessandro Nidi e ritmata dalle percussioni di Sebastiano Nidi, all’interno della cornice visionaria della regista Maria Elisabetta Marelli.

“Ali dopo quella lunga notte a Kinshasa si sente finalmente libero, ha un sogno nuovo in cui credere.
E’ libero perfino di rappresentare l’America: l’America è tutta per lui. Il mondo intero lo è.
La storia della dittatura di Mobutu sarà ancora lunga, ma all’alba di quel nuovo giorno i congolesi festeggiano come in una purificazione, colmi di speranza e grati a quell’uomo che da solo aveva sconfitto il sistema”.