Pubblichiamo di seguito la recensione scritta da Marta Terracciano, che ha assistito allo spettacolo VINCENT VAN GOGH. L’odore assordante del bianco di Stefano Massini  il 10 novembre.

Marta Terracciano fa parte del gruppo AGITA,  vincitore di Alchimie Teatrali 2018.

Buona lettura!

RECENSIONE

Cos’è il bianco?

Cos’è una vita senza colore?

Probabilmente il protagonista di questo spettacolo, Vincent Van Gogh, interpretato da Alessandro Preziosi, la paragonava ad una tela senza alcun soggetto.

Siamo nel 1889; il pittore si trova nell’istituto Saint Paul, un manicomio dove è stato internato, le cui pareti sono completamente bianche assieme alla sua camicia di forza e ai camici di medici e infermieri.

La scena si apre con un dialogo tra Vincent e Theo, il fratello, venuto da Parigi per  una visita. Il primo rivela al fratello il suo desiderio di uscire da quelle austere mura bianche, di uscire da quella gabbia di matti, dove il tempo sembra non passare mai e dove non si distinguono le cose reali dalle illusioni.

Vediamo un Vincent fragile, stanco di vivere in un mondo che non gli trasmette nessuna emozione.

Come può vivere un grande pittore senza più la sua tavolozza di colori? Senza più la possibilità di poter dipingere se non corrompendo gli infermieri per farsi dare un pezzo di lenzuolo su cui disegnare il viso di un medico, probabilmente più folle di tutti gli internati presenti in quel manicomio?

Una vita senza alcun colore è come un quadro muto. Sì, perché i quadri, come dice il protagonista a Theo, parlano più delle persone. E probabilmente è davvero così.

Lo spettacolo ha un grande impatto psicologico  ed emotivo sullo spettatore, che non si chiede solo cosa sia il bianco e quale sia il suo significato, ma si concentra anche sulla figura di Vincent, cerca di immedesimarsi in lui: come deve aver vissuto quei giorni da solo con le sue illusioni, senza nessuna tela, nessuna emozione da disegnare, oppresso dalla neutralità di quel colore da lui tanto odiato?

Senza nessun modo per scappare dalla realtà?

Vincent è costretto a vivere in un luogo che non gli appartiene, assordato dal rumore del bianco, circondato da persone più pazze di lui, senza alcuna via di scampo.

La scena dove il bianco è onnipresente esprime l’angoscia del pittore, il suo disagio interiore che può essere superato solo tramite il colore; la grandezza del pittore sta nel volersi esprimere con il solo modo che lo fa sentire vivo davvero. Questo mezzo è l’arte, che non è solo dipingere su tela, ma è riuscire a mostrarsi senza maschera, esponendo le proprie fragilità e i propri ideali.

Perché un genio come Van Gogh è stato internato? Perché spesso le persone hanno paura di chi non segue il pensiero comune, di chi ha un’opinione diversa su qualcosa e spesso non comprendono la diversità. E forse il bianco rappresenta un po’ questo, non solo la tristezza del protagonista, ma anche la paura del colore.

 

In foto i ragazzi di Agita, invitati a incontrare Alessandro Preziosi al Garibaldi nei giorni della sua permanenza figlinese.